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IL CUORE FINTO DI DR, di Nicoletta Vallorani (Mondadori)
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” Un disco volante non può atterrare a Lucca”
Fruttero & Lucentini
Per fortuna i due talentuosi scrittori quella volta si sbagliavano nella loro affermazione/ predizione e i dischi volanti sarebbero atterrati se non a Lucca almeno a Milano dove è ambientato questo bel romanzo di esordio di Nicoletta Vallorani, premio Urania 1992( lo Strega fantascientifico). Certo le resistenze del pubblico erano e sono ancora tante verso gli scrittori e le scrittrici del Belpaese che provano a cimentarsi con argomenti che sembrerebbero esclusiva degli anglo-americani o tutt’ al più di russi, francesi, nippo- cinesi, etc. La pattuglia italiana è sempre più folta e sono arrivati anche riconoscimenti dall’ estero per la qualità di romanzi e racconti che hanno avuto traduzioni in svariate lingue ed alcuni testi anche un buon successo di pubblico( Dario Tonani ad esempio con il suo ciclo del mondo Nove in Giappone è molto acclamato). La Vallorani, la fantascienza aveva iniziato ad amarla prima come lettrice e come studiosa (la sua tesi di laurea con l’emerito professor Carlo Pagetti, uno dei primi accademici nostrani a prendere sul serio il genere, era su tre scrittrici molto interessanti degli anni Settanta: Joanna Russ, J. Tiptree Jr e Vonda McIntyre)poi come traduttrice( la sua versione dei ‘ Cristalli sognanti’ di T. Sturgeon fu molto lodata)poi provò a immaginare e scrivere lei qualcosa, prima con dei racconti e poi con questo ‘Cuore finto di DR’ la prova romanzo.
L’ambientazione è in una Milano del futuro, una Megalopolis multirazziale avvolta da smog e piogge stile ‘Blade runner’. Nei suoi bassifondi sì può comprare di tutto ed anche il Sintar, una droga artificiale in grado di logorare sia uomini che androidi, regalando solo pochi istanti di splendidi ma fugaci viaggi onirici.
La protagonista è Penelope De Rossi, in arte DR, il suo cuore è finto perché è una sintetica( una sorta di replicante di Ridley Scottiana memoria) che per una serie di drammatiche circostanze ha intrapreso la difficile e pericolosa professione di investigatrice privata. Con il distacco sardonico di un Philip Marlowe in gonnella e la dolente malinconia dei replicanti, si muove nei vicoli e viali della metropoli, seguendo una intricata pista di un marito (alieno) che un moglie terrestre non sembra avere davvero intenzione di ritrovare. Un tratto abbastanza originale è che Penelope non assomiglia a Sigournrey Weaver, Jodie Foster o altre eroine del cinema fantascientifico ma è obesa, non particolarmente avvenente con un doppio paio di orecchie ai lati della testa e una forte dipendenza dagli stupefacenti.
In alcune delle pagine più suggestive del libro (ambientate sul pianeta Enterries) gli appassionati del genere potranno cogliere omaggi alla narrativa di W. Tevis e alla versione cinematografica del suo libro più famoso ‘ L’ uomo che cadde sulla Terra ‘ ma comunque rielaborato in modo abbastanza personale.
Per questo il comitato del Premio Urania (la collana italiana più prestigiosa esclusivamente dedicata alla fantascienza e pubblicata in edicola dalla Mondadori) scriveva nel conferirle il trofeo che:
‘In questo romanzo, avvincente e amaro, si respira l’ atmosfera dei migliori noir pur possedendo la grinta dei migliori esempi del Cyberpunk (sottogenere anni ottanta/ novanta della science fiction di cui William Gibson e Bruce Sterling sono gli esponenti più rappresentativi) ed è molto apprezzata la capacità dell’ autrice di riportare sulla pagina scritta suggestioni care all’ immaginario collettivo in maniera originale e coinvolgente’.
Il romanzo avrebbe avuto anche un seguito nel 1997′ Dream box’ sempre pubblicato da Urania e avrebbe continuato la sua bella carriera alternando fantascienza e noir alla letteratura per l’ infanzia e continuando l’ attività di studiosa (insegna letteratura inglese all’ Università di Milano), continuando a collezionare premi oltre che consensi( nel 2021 il premio Italia altro prestigioso premio dedicato a fantascienza e fantastico di casa nostra).
Molto prezioso è stato per me l’articolo scritto da un giovane Stefano Di Marino per presentare l’autrice in calce al volume Urania. Anche lui stava tentando il salto da giornalista a scrittore che lo avrebbe portato a scrivere in un quarto di secolo più di cinquanta romanzi con il suo Chance Renard più noto agli appassionati della moderna Spy story italiana stile Segretissimo come Il Professionista, un piccolo omaggio ad un talentuoso scrittore purtroppo scomparso tragicamente tre anni fa e troppo poco ricordato ma non dimenticato dai suoi affezionati lettori ed estimatori
Recensione di Andrea Pinto
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