IL PASSATO È UN MORTO SENZA CADAVERE Antonio Manzini

IL PASSATO È UN MORTO SENZA CADAVERE, di Antonio Manzini (Sellerio – ottobre 2024)

Recensione 1

É questo l’ultimo –almeno per ora- capitolo della serie di Rocco Schiavone, che ho letto in questi giorni nonostante i controversi commenti postati in rete. Insomma, tra chi non ne può proprio più di Schiavone, e vorrebbe che Manzini lo mettesse a riposo e chi magari apprezza il giallo ma non le crisi esistenziali di Rocco, non rimpiango per niente la scelta di essermi dedicata alla lettura di questo libro, che a me non è affatto dispiaciuto; anzi forse l’ho trovato uno dei migliori, almeno tra gli ultimi.

E cerco di spiegare perché: l’indagine che Rocco e la sua squadra si trova a dover affrontare prende l’avvio da quello che sembra essere un incidente stradale con omissione di soccorso- un ciclista investito sulla strada della Valsavarenche, sbattuto fuori strada e morto per le ferite- ed invece si rivela solo la prima di una serie di morti ed un vero e proprio mistero che trova le sue radici nel passato delle diverse vittime, con i vari componenti della squadra che si muovono tra passato e presente, andando a giro per varie parti d’Italia e non solo, alla ricerca del movente e del colpevole. E la difficile e complicata ricerca della verità mi ha intrigato non poco.

 

 

Soprattutto però, ho apprezzato l’altra parte del romanzo, quella relativa agli sviluppi che l’uomo Rocco si trova ad affrontare nella sua vita privata; di quest’uomo ormai sappiamo tutto, che parla con la moglie morta assassinata, che ha degli amici di gioventù molto particolari, che ha un carattere insopportabile- potremmo dire, utilizzando i suoi criteri, sino al decimo livello-; continuando sappiamo che è un trasgressivo anche nel fumo- eh, si, le sue canne!-, che ha un po’ di problemi a rapportarsi con le donne- vedasi Caterina, Sandra, Nora- ma qui viene fuori tutta la stanchezza di vivere di quest’uomo che può stare simpatico oppure no ma che sempre manifesta la sua umanità e che ormai per me ha la faccia travagliata di Marco Giallini.

 

Ed è la scomparsa di Sandra, avvolta nel mistero ma sicuramente inquietante, a mettere in crisi un uomo che credeva di avere la pelle dura, indurita senza alcuna misericordia, un uomo che nella sua solitudine più intima si ritrova a parlare con la moglie morta come unico vero rapporto con se stesso e la sua storia. Ed è proprio in uno di questi immaginari colloqui che viene fuori che “vivere nella memoria impedisce di vivere, perché i morti sono morti, con loro non ci puoi parlare, i vivi invece sono accanto a te, e richiedono il tuo amore”. Perché non si deve avere paura di soffrire ancora e così rifiutarsi di vivere una vita piena. Perché “il passato è un morto senza cadavere” e “vivere nella memoria impedisce di vivere”.

Recensione di Ale Fortebraccio

 

Recensione 2

Ed anche Rocco è diventato grande.

Chi conosce i romanzi di Manzini, con protagonista Rocco Schiavone prenderà la mia boutade per quel che è,una mezza fesseria, in fondo il vicequestore è già un uomo adulto. Dopo la morte di sua moglie Marina, morte di cui i lettori appassionati sanno già tutto, ha però smesso di vivere. Il suo dialogo ininterrotto con lei ci regala delle pagine di poesia vera, e i migliori momenti di introspezione di Rocco. In questo caso si intrecciano due vicende, seppur non collegate tra loro. La prima vede l’omicidio di un ciclista, tale Paolo Sanna, investito sulle strade di montagna.

Fin da subito i rilevamenti di Michela Gambino, della scientifica, dimostreranno che l’investimento era voluto, e questa storia porterà il vicequestore e i suoi uomini in giro per lo stivale, e spingerà Schiavone a coinvolgere anche i suoi amici di sempre, Furio e Brizio, perché, come sempre, mantenere un’indagine dentro i binari della legalità è una fatica inutile,per lui. Dall’altro lato, invece, sarà la scomparsa di una persona cara a Rocco ad obbligarlo a guardarsi dentro, e a scoprire che il suo cuore batte ancora. Oltre a renderlo determinatissimo ad affrontare i colpevoli e magari somministrare loro un po’ di giustizia fai da te.

Volevo fare un quadretto dei personaggi secondari, cui ormai siamo affezionati, e che a volte appaiono delle macchiette, come Catarella per Montalbano, infilando in una storia che di divertente non ha nulla aspetti comici o tragicomici. In questo caso particolare, però, trovo che l’accusa di volere introdurre la comicità nel giallo non è valida, perché per quanto a volte scombinati e strampalati tutti i comprimari hanno una profonda dignità, dal medico legale che si sforza di pungere Schiavone per spingerlo a riconoscere il proprio bisogno a vivere, a

D’Intino, il poliziotto più sgangherato e ridicolo della squadra. Pur avendo delle caratteristiche comiche, è simile a tante persone inadatte al vivere che tutti abbiamo incontrato almeno una volta nella vita, su cui ci scappa anche una risata, ma dei quali riconosciamo nel profondo la dignità e la tragicità. È, quindi, a mio avviso, forse uno dei romanzi più belli e più profondi della saga dedicata a Rocco Schiavone.

Recensione di Chiara Pellizzari

.

Recensione  3

Dopo la delusione del romanzo precedente , Rocco Schiavone e Antonio Manzini ritornano alla grande!

Il vicequestore Schiavone è alle prese con la morte apparentemente accidentale di un ciclista , la cui vita , però, è offuscata da strane ombre. Indagando insieme alla sua squadra, Rocco finirà per portare alla luce un antico e cupo segreto che per anni era rimasto nascosto.

Oltre al lato thriller, in questo romanzo c’è una forte componente psicologica: Schiavone, da sempre uomo tormentato e ancorato al suo passato, deve compiere un viaggio dentro se stesso e dentro ciò che è stato e non potrà più essere. Come terminerà questo percorso non è dato sapere; non ancora, almeno. Il libro si conclude senza che tutti i nodi siano stati sciolti, facendo quindi sperare in un seguito.

La trama è ben congegnata e ricca di colpi di scena, la scrittura scorrevole e vivace, i personaggi così credibili che si sentono come conoscenti reali.

Un ottimo romanzo davvero. Da leggere!

Bravissimo Antonio Manzini!

Di Mirna Juras

La letteratura gialla vista dalla parte di chi indaga​ – il vicequestore Rocco Schiavone

La letteratura gialla vista dalla parte di chi indaga​ – il vicequestore Rocco Schiavone (Antonio Manzini)

L’isola dei tesori, dove gli animali sono preziosi

Commenta per primo

Commenti

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.