INSEGNAMI LA TEMPESTA Emanuela Canepa

INSEGNAMI LA TEMPESTA, di Emanuela Canepa (Einaudi)

 

Recensione 1

Quand’è che le cose con Matilde avevano cominciato a peggiorare?

Emma se l’era chiesto spesso, ma l’origine del disagio le sfuggiva.

Sapeva solo che sempre più di frequente le capitava di sentirsi inutile.

Una madre superflua

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Leggo questo libro per caso, attratta dalla copertina che trovo magnifica ed un titolo oggettivamente evocativo.

“Insegnami la tempesta” mi smuove dentro.

E dico subito che la Canepa scrive un romanzo che mi ha conquistato perché  introspettivo ed intimistico, un romanzo che tocca una serie di tematiche che a me colpiscono, tra le quali spicca quella della genitorialità, nello specifico il burrascoso rapporto madre-figlia, seguita da altre, sempre importanti, quali la maternità e il valore dell’amicizia.

Tra le pagine si legge di una adolescenza spigolosa in cui i perché si confondono nell’aria disegnando una immagine in cui si distingue una privazione a lungo trattenuta nella ragnatela del non detto. Il tempo viene presentato come feroce, aggressivo, un dente affilato che non lascia scampo un incrocio in cui si moltiplicano frasi smozzicate e di frammenti di verità.

Il non detto come vetro affilato che ferisce e allontana.

Emanuela Canepa ribalta i ruoli di modelli ormai poco credibili ed elabora uno schema che percorre un cammino in salita. La “quiete ferocia” dell’essere madri in un romanzo che racconta come sia inevitabile tradire gli altri, per difendere sé stessi.

Via il modello madre-figlia simbiotico…e spazio ad una relazione dolorosa e difficile.

É un romanzo tutto al femminile e questo mi è piaciuto un sacco, protagoniste indiscusse sono infatti tre donne: Emma, la madre, Matilde, la figlia, e Irene, una suora nonché amica d’infanzia della genitrice.

Con una penna mai ridondante viene offerto al lettore lo spaccato di una relazione fatta di chiaroscuri, di alti e bassi, di detto e taciuto; il lettore viene invitato a procedere con calma, tutto è troppo fragile e insicuro, gli viene chiesto di osservare il tutto in religioso silenzio almeno fino a quando non imparerà a conoscere le diverse psicologie che connotano le protagoniste.

Riconosco che è molto scarno il lessico familiare che intercorre tra madre e figlia, ma è fondamentale per presentare la figlia  dagli occhi della genitrice, e la vede sempre sfuggente, ancorata a quel desiderio di ignorare la madre, facendola sentire superflua nel suo ruolo, sotto la costante minaccia dello sguardo indagatore della figlia.

Da madre mi ha colpito molto.

Due donne, due mondi, due realtà…legate biologicamente ma allontanate dalla vita, dal carattere, dal loro modo di essere…e di non essere.

Il romanzo è diviso in due parti, come se ci fosse un prima e un dopo, e la narrazione, affidata alla voce narrante in terza persona, è incentrata sulla madre come se la Canepa volesse dire al lettore che quella è la lente per leggere il romanzo.

E così ho fatto…

Con un registro stilistico senza sbavature e una costruzione delle frasi, dialoghi compresi, mai casuale, la Canepa (che non conoscevo) scandaglia la psiche dei suoi protagonisti, donando personaggi in lotta con sé stessi e con il mondo intero, desiderosi di poter raggiungere una libertà totalizzante che li porti a coincidere con il niente, a non essere definiti da nulla, ad essere altro…

Ogni lettore darà una diversa chiave di lettura, ma credo possa solo essere positiva. Non c’è dell’azione, non è una storia da seguire, con un inizio e una fine, si tratta, piuttosto, di un fermo immagine, un fotogramma che vede coinvolte le due donne, geneticamente legate, a cui si interpone l’ambiguo personaggio di Irene. Per me consigliatissimo.

Recensione di Maria Elena Bianco

 

Recensione 2

Per certi versi mi ha ricordato Stabat Mater di Tiziano Scarpa, che mi era piaciuto moltissimo e questo libro non è da meno visto che l’ho praticamente divorato. L’autrice è bravissima ad esplorare e scavare nell’interno del complicato mondo femminile. Le storie sono tre. C’e una mamma, Emma, una figlia, Matilde e una suora, Irene. Ho odiato Emma all’inizio, per capirla forse solo alla fine. Ho fatto fatica a capire Irene, ma Matilde mi ha fatto una tenerezza unica. Per tutta la storia altro personaggio presente è Fausto, il marito di Emma presenza stabile, ferma, un’ancora di salvezza come pochi uomini sanno d’essere. Sarà lui che farà sempre da intermediario tra madre e figlia, assorbirà le sfuriate di Emma e consolerà Matilde. Alla fine di tutto capisci che dietro tutti questi stati d’animo c’è sempre e stato solo amore.

 

Di Erika Marinoni

 

RESTA CON ME SORELLA Emanuela Canepa

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