
LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE, di Boileau – Narcejac
Sei Madeleine? Dimmi la verità, sei la mia Madeleine! Perché menti, Madeleine? Perché non ti raccogli i capelli sulla nuca e li colori con un po’ di hennè? stavi così bene, Madeleine, quando eri Madeleine! Indossa il vestito nero come facevi allora, Madeleine, e le scarpe col tacco alto che ti danno l’andatura di Madeleine, e quel profumo di fiori che amavi tanto, Madeleine. E perché non mangi il dolce col cucchiaio come facevi quando eri Madeleine? E quegli orecchini, Madeleine prima non li avresti mai portati! Ora mangi troppo, ti piace troppo il sesso: certe volte, Madeleine, non sembri proprio Madeleine!
Il protagonista di questo splendido e famosissimo noir, ex poliziotto e avvocato sofferente di vertigini (magari il suo unico problema fossero le vertigini!) era già insopportabile all’inizio del romanzo, quando accetta di tenere d’occhio, indovinate, proprio Madeleine, la moglie di un ricco conoscente, convinta di essere la reincarnazione della nonna morta suicida. Insopportabile e inetto; perché quella che intanto è diventata l’oggetto del suo desiderio gliela fa sotto il naso.
Ma è nella seconda parte del libro, quando dopo quattro anni l’avvocato torna dalla guerra, più esaurito e tonto che mai, che il povero lettore si trova a rimpiangere che non ci abbia lasciato le penne.
Recensione di Elena Gerla
LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE Boileau – Narcejac
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