LA DONNA NEL POZZO Piergiorgio Pulixi

LA DONNA NEL POZZO, di Piergiorgio Pulixi (Feltrinelli – settembre 2024)

Recensione 1

La donna nel pozzo – Piergiorgio Pulixi

Non saprei come definire o catalogare la scrittura di Piergiorgio Pulixi, mi mancherebbero gli aggettivi, rischierei di essere banale o di non rendere merito a come sa “ incantare “ i suoi lettori.

Mi ero affezionato al controverso commissario Vito Strega e fatti miei i suoi problemi di identità iniziando a sentire anch’io le voci che ogni tanto gli urlano nella testa come scimmie, non ho potuto ahimè rubargli la sua avvenenza fisica, mi avrebbe fatto comodo ! Le sue indagini assieme alle due ispettrici Mara Rais ( una sarda tosta e sempre alla moda con tailleur che le costano più dello stipendio e lingua biforcuta) e Eva Croce, bella, eterea, una figura quasi irlandese, complicata e a volte confusa soprattutto di cuore, erano sempre ricche di colpi di scena, personaggi che intercalavano tra il bene ed il male, luoghi incantevoli di una Sardegna quasi paradisiaca al punto tale che appena terminato la lettura dell’ultimo romanzo attendevo subito il seguito.

Invece no, dopo la saga Strega/Rais/Croce, ecco che Pulixi ci porta a Roma e per di più si cimenta con l’accento romanesco tale da sembrare quasi un figlio di Trilussa ! Con la La donna nel pozzo, Pulixi mette a confronto due realtà una della facile editoria, fatta da un editore cialtrone col pelo sullo stomaco per non dire altro ( Arturo Panzirolli), uno scrittore che dopo aver vinto il premio Strega non riesce più a scrivere preda dalla crisi della pagina bianca ( Lorenzo Roccaforte ) ma che riesce ad avere nonostante tutto un pubblico vasto visto la sua avvenenza fisica ed un ghost writer disilluso ed ingenuo ( Ermes Calvino ), si il cognome gli è caduto addosso per caso, ma non è parente di quel Italo mentre invece scrive i romanzi per Roccaforte e gli compila i podcast radiofonici dove si affrontano casi di cronaca, si trovano all’improvviso ad affrontare un vecchio caso di omicidio a tinte forti avvenuto circa trent’ anni prima in Sardegna ( e qui Pulixi gioca in casa ).

L’omicidio di trent’anni prima ritorna alla ribalta dopo la morte di una giovane maestra elementare Cristina Mandas, madre esemplare, donna da tutti ben voluta, ma che porta con se un segreto vecchio di trent’anni.

Roccaforte e Calvino, spinti dall’editore Panzirolli ad indagare un po’ su questa storia cercando di farne uno scoop e quindi molto pubblicità alla sua casa editrice li invia in Sardegna a cercare non di fare fare luce sugli eventi, bensì di trovare qualcosa di sensazionale da farne un romanzo, un podcast e perché una sere tv. I due, scrittore e ghost writer, si troveranno invischiati in una storia che va ben al di là delle aspettative commerciali di Panzirolli… Scoperchieranno un vespaio che farà tremare molti potenti e rischiando la loro vita. In attesa che Vito Strega torni in azione, gustatevi questo buon romanzo.

Recensione di Paolo Pizzimenti

Recensione 2

Piergiorgio Pulixi ha creato per questo romanzo un trio di personaggi improbabili: Ermes Calvino, giovane e ingenuo laureato di borgata, insegnante precario, sempre a corto di soldi che gli servono per risolvere i guai in cui si caccia la sorella, ma gran bella penna. Lorenzo Roccaforte, un tempo scrittore di fama con un unico, strepitoso bestseller, poi travolto da un burrascoso declino, ed ora tornato al successo, con un romanzo che però non ha scritto lui, ed un podcast basato su delitti irrisolti, del quale non ha scritto una parola e che detesta. Infine, il Deus ex machina che ha saputo sfruttare il talento (e l’ingenuità )di Calvino unendolo alla fama di Roccaforte, l’editore Panzirolli, un astuto millantatore la cui casa editrice è più kitch di una villa dei Casamonica, che ostenta una laurea, premi e conoscenze improbabili, e ama presentare il suo ghostwriter come il nipote di Italo Calvino.

Così Ermes e Lorenzo, pur detestandosi, sono costretti a lavorare fianco a fianco, il primo nell’ ombra, a tessere intrecci polizieschi per pochi soldi, il secondo sotto le luci della ribalta, a prendersi il merito, e la maggior parte dei compensi, per libri che in fondo disprezza. I dialoghi tra questi tre personaggi, infarciti di romanesco, sono al limite del grottesco e fanno sorridere, ma allo stesso tempo svelano alcuni retroscena poco edificanti del mondo editoriale italiano.

L’editore pressa per avere un nuovo romanzo, un noir ispirato ad un reale fatto di cronaca, perché alla gente piace ravanare nel torbido, ed è cercando ispirazione nelle lettere inviate dai lettori che Ermes incappa in un caso, archiviato come suicidio, che in realtà, secondo chi scrive, sarebbe un omicidio molto ben orchestrato per nascondere un altro crimine del passato. I due scrittori, l’impostore e il fantasma, si recano dunque in Sardegna per vederci chiaro, ma scoprono presto che dietro al sospetto suicidio si nasconde un brutale delitto avvenuto 30 anni prima. Comincia così l’indagine su un cold case che ha veramente colpito l’opinione pubblica alla fine degli anni Ottanta, indagine che sembra scoperchiare un vaso di Pandora di loschi giri di droga e prostituzione, crimini efferati, omertà, ricatti e minacce, personaggi potenti che tramano nell’ombra, poliziotti violenti, mentre qualcosa sembra cambiare nel rapporto tra i due scrittori. E se all’inizio ciò che aveva spinto entrambi ad indagare questi misteri era stato un prosaico bisogno di soldi, per motivi diversi, più avanti è l’obbligo morale di dare giustizia alle tante vite spezzate a spronarli a non mollare, nonostante le minacce che anche loro hanno ricevuto.

Un romanzo in cui l’autore sapientemente alterna atmosfere cupe e personaggi oscuri, tipici del noir, con siparietti comici e personaggi da commedia dell’ arte, come l’editore millantatore, ottenendo un risultato che cattura il lettore fin dal prologo. Difficile chiudere il libro fino a quando non si è scoperta la verità. E anche dopo, difficile dimenticare i due scrittori, il premio Strega in crisi e il ghostwriter dal cuore tenero.

Recensione di Maria Teresa Petrone

Recensione 3

Cristina Mandas è maestra, moglie e madre in un paesino sardo in cui si è trasferita anni prima. Un giorno si dimentica del compleanno del marito e da quel momento comincia la sua discesa nella confusione, nella paura, nel dubbio.

Lorenzo Roccaforte, ex premio Strega, reduce dal fallimento del suo successo, sindrome da pagina bianca, risorge grazie ad un ghostwriter – Ermes Calvino- ed un editore spregiudicato ed ex galeotto , Panzirolli, deciso a sbaragliare il mercato dell’editoria con qualsiasi espediente.

Cristina Mandas viene ritrovata morta in un pozzo e data per suicida.

Con l’idea di un nuovo romanzo e di un podcast true crime, Roccaforte e Calvino vengono spediti in Sardegna per indagare su quel suicidio che molto ricorda l’omicidio di una ragazza avvenuto 30 anni prima.

La coppia improbabile di investigatori muove le acque torbide di una comunità che ha sepolto nella sabbia e nelle menti vicende scabrose che pericolosamente rischiano di venire a galla. Un domino di tessere che, ricomposte, possono fare crollare un castello di cristallo.

Cristina nascondeva un segreto.

Roccaforte nasconde un segreto, Ermes cela i suoi sogni e i suoi guai.

Attenzione a smuovere la sabbia, gli scorpioni sono in agguato e non possono tollerare che la verità venga a galla, pena il rischio della vita.

E il pentimento, tardivo e inopportuno, non basta a sedare la colpa delle coscienze nere

Recensione di Roberta Bettoni

La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga – il commissario Vito Strega

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