
L’UOMO CHE AMAVA I BAMBINI, di Christina Stead
Una coppia pessimamente assortita ha messo al mondo otto figli, senza poter dare a nessuno di essi amore e attenzione, ma utilizzandoli come pedine in un gioco al massacro.
Tre sono i personaggi principali attorno ai quali ruota tutta la vicenda: Henny, madre e moglie esaurita dal rapporto con un marito non voluto, perpetua fonte di delusione e rimpianto, è un personaggio debole, viziato, incattivito dalle vicende della vita; Sam, padre egocentrico, insopportabilmente fazioso e conservatore, chiuso nel suo mondo di falsi ideali, tanto più odioso quanto più nasconde la sua mentalità ristretta, sessista, razzista sotto la scintillante apparenza del padre amorevole, pronto a elargire filastrocche, abbracci e massime di saggezza ispirate al socialismo che trasforma facilmente in giustificazioni della sua tirannide; Louie, della quale l’autrice dà un ritratto di grande spessore emotivo, quattordicenne incline alla solitudine e all’emarginazione, unica figlia di un precedente matrimonio, costretta a subire tanto l’ossessiva presenza del padre e dei suoi precetti da imbonitore da strada quanto la crudeltà della matrigna, finendo per sfogare la sua infelicità su vittime designate e avviandosi sulla strada della sociopatia, nella totale indifferenza dei genitori, che sarà l’unica capace di ribellarsi davvero di fronte all’ennesima imposizione del suo cieco e arrogante genitore.
Eppure nella cadente dimora dei Pollit si ride e si scherza continuamente, l’allegria fracassona cresce nella misura in cui la famiglia sprofonda sempre di più nella miseria e nella follia, insieme con l’odio che prorompe, prima in parole, poi in violenze sempre più efferate.
Lettura di grande impatto, scritta in uno stile personale, lucidamente ironico e perfino divertente, L’uomo che amava i bambini si colloca nella grande tradizione letteraria legata alla figura della famiglia e dei meccanismi che ne presiedono la struttura, analizzati con mentalità oggettiva e moderna, scandagliando quell’universo chiuso, retto da leggi feroci e insondabili che legano e trasformano i singoli e ne fanno quasi un unico personaggio.
L’uomo che amava i bambini è stato inserito più volte nelle liste dei titoli imprescindibili del secolo XX e se siete lettori alla ricerca di un romanzo dagli innumerevoli spunti di dibattito e di un capolavoro di scrittura e analisi, provatelo.
Recensione di Valentina Leoni
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