
PAURA DELLA MATEMATICA, di Peter Cameron (Adelphi)

Sette brevi racconti.
Nel primo il protagonista, rimasto orfano della madre, appena nato, racconta che è stato cresciuto dal padre fino a tre anni ma poi affidato ai nonni paterni per i quali…”Io ero la prova vivente di due tragedie strettamente collegate; per loro non ero tanto una presenza, quanto piuttosto il ricordo di un’assenza, anzi di due: il figlio, che sapevo amatissimo, e sua moglie, mia madre, che essi incolpavano, al pari di me, per quella perdita”
Nel secondo si racconta la storia di un ragazzo che dopo la separazione dei genitori, non dice più una parola, ma intrattiene una corrispondenza con i carcerati e vive con la madre e il patrigno Lonnie, che ha soltanto13 anni in più di lui.
Paura della matematica, oltre ad essere il titolo del libro, è anche quello del terzo racconto la cui protagonista è Julie. Julie che aveva da poco rotto con Timmy, è una studentessa alle prese con un master in matematica, segue il suo primo corso di analisi perché è desiderosa di riuscire ad iscriversi ad economia.
«Avevo la sensazione che la mia vita non avesse scopo, e che mi ci volesse un cambiamento radicale” Stephen è il suo professore, alle prime armi, che le darà qualche lezione e non soltanto…
“Avevo pensato a quell’incontro con un pizzico di apprensione; ma la vista del pomo d’Adamo di Stephen che andava su e giù mentre beveva l’acqua era in un certo senso rassicurante: era come se in vita sua non avesse fatto altro che venire da me in cucina a bere acqua”
In tutti i racconti si riportano storie di apprensione, ansia, gioventù, inquietudine e malinconia. Tutti i protagonisti, che raccontano in prima persona, cercano risposte alle loro domande.
La scelta del titolo non si può ritenere marginale; a scuola, in qualche disciplina e non soltanto in matematica, alcuni alunni a volte, si sentono in difficoltà e per non sembrare troppo ottusi smettono di fare domande, si lasciano bloccare dall’inquietudine e concludono di “non essere portati”…
Così, nel quotidiano, l’angoscia e il panico sono dannose perché bloccano un comportamento propositivo e fanno insorgere atteggiamenti di arrendevolezza e di abulia. Sarebbe auspicabile riuscire ad accettare la vulnerabilità e l’impossibilità di raggiungere tutti gli obiettivi. Essere consapevoli che ogni arrivo è soltanto il punto di una nuova partenza e, soprattutto, che potrebbe insorgere la necessità di dover ricominciare da zero ci consentirebbe di considerare la nostra incompiutezza come un requisito ineliminabile dell’essere umano e di canalizzare l’ energie in modo costruttivo
Recensione di Francesca Armentano
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