
È il secondo libro della Patrizia Rinaldi che leggo, il secondo anche della serie con Blanca Occhiuzzi, la sovraintendente di polizza ipovedente, che ha un istinto quasi magico per sentire/carpire significati, stati d’animo al di là dei suoni, delle parole, dei profumi.
Come il primo libro anche il secondo mi ha detto una specie di vertigine: si precipita in un vortice di parole, di immagini, di iperboli. Gli accostamenti arditi, le abbondanti sinestesie, la scrittura barocca mostrano paesaggi e descrizioni non solo oggettive, ma in realtà ti rimanda a paesaggi interiori. La descrizione del male oscuro, dei vizi che sono dei veri e propri tarli dell’anima danno , per lo meno a me, un’angoscia vera.
Come le sue descrizioni appunto che accostano luoghi bellissimi e accanto ruderi , degrado sporcizia, così le persone hanno luci e ombre pericolose..
Il tre imperfetto del titolo si riferisce al terzetto assolutamente non omogeneo dei tre investigatori/protagonisti, con i loro rapporti complicati; e di questi 3 quello che mi ha colpito di più, in questo libro, è il commissario Vincenzo Martusciello, vittima secondo me, non solo di un’estate deludente e plastificata, ma anche lui di un male di vivere, quasi una mancanza di senso di significato.
Ma Martusciello è testardo e tenace, è come un mulo, va a piedi nei luoghi del delitti, non si affida a voli pindarici, segue la via banale, ma maestra, ed è fedele all’amore ormai stanco per sua moglie glie Santina.
Ecco, stanchezza, ma fedeltà son le sue cifre, e a me in qualche modo, lo rendono caro.
Un consiglio: dimenticatevi la Blanca della serie televisiva, molto ben fatta e assolutamente godibile.
I libri son molto più dark.
Recensione di Cristina Vercelli Recioppo
TRE, NUMERO IMPERFETTO Patrizia Rinaldi

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